“Guai a quei preti (e quei laici) che contrappongono la propria identità di ministri della comunione e di mediatori del sacrificio: i primi senza gli altri si troveranno ad essere animatori sociali, gli altri senza i primi diventeranno funzionari del sacro. Il prete è riconosciuto quando è uomo di Dio. La formula può essere tanto virtuosa, quanto pericolosa: è di Dio , se resta un uomo uomo aperto al mistero santo della Sua Pasqua è , scelto tra molti fratelli, se si brucia di fronte al roveto ardente del corpo dato e del sangue versato”. Lo ha detto questa mattina nel corso dell’omelia per la “messa crismale” il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla.
La celebrazione, tenutasi questa mattina in cattedrale alla presenza di una vasta rappresentanza del clero diocesano, ha avuto accenti molto diretti, proprio sul tema del ruolo del sacerdote. “Lasciatemelo dire – ha detto tra l’altro Brambilla - ho l’età per non lasciarmi imbrogliare da chi mi dice che ha fatto tanto per i poveri, ma ha perso non solo la ragione per cui l’ha fatto, bensì senza ostentazione e anche la linfa vitale che gliel’ha fatto compiere non per sentirsi bravo ; ho l’età per non lasciami incantare da chi mi parla di spiritualità e di sacro, ma fatica a stare vicino al proprio confratello, a camminare insieme con lui, a condividere gioie e dolori nel servizio al Vangelo. Non abbiate paura: per il tempo che mi rimane di stare qui tra voi, chiedo al Signore che mi mantenga sempre lo sguardo limpido e il cuore libero per non dividere carità e santità, per non contrapporre prossimità e preghiera, per non barattare il proprio bisogno di riconoscimento con il servizio a gli altri, o il proprio desiderio di identità con la difesa di cose sacre spacciate per custodia della santità. Quaranta anni di meditazione e di insegnamento, di e riflessione e conoscenza delle persone, mi hanno istillato il disincanto di fronte a molti saccenti dell’ultima ora talora diventano anche prepotenti.”