L'emergenza dei medici di medicina generale nel Verbano Cusio Ossola non riguarda soltanto le famiglie, ma coinvolge pesantemente anche le residenze sanitarie assistenziali della provincia. Una situazione preoccupante, che interessa decine di anziani fragili, spesso affetti da più patologie e bisognosi di un monitoraggio medico costante.
Secondo i dati raccolti nelle strutture del territorio, sono numerosi gli ospiti delle RSA attualmente privi di un medico di medicina generale di riferimento, con conseguenze sulla gestione delle terapie, delle visite specialistiche e delle eventuali necessità di ricovero. La normativa regionale, attraverso la D.G.R. 45/2012, attribuisce all'Asl il compito di individuare i medici di medicina generale incaricati di garantire l'assistenza sanitaria agli ospiti delle strutture residenziali sociosanitarie accreditate.
Attualmente, per far fronte alla carenza di medici, il Distretto sanitario ha disposto che le richieste di prescrizioni vengano gestite direttamente attraverso i propri uffici. Una soluzione che, tuttavia, comporta procedure più complesse e tempi non sempre rapidi. I numeri delle strutture evidenziano la gravità della situazione. Alla Fondazione Lagostina risultano attualmente due ospiti senza medico, ma il quadro potrebbe peggiorare entro novembre, quando una delle due dottoresse, che segue 44 ospiti, cesserà la propria attività.
Alla RSA di Vogogna sono 27 gli ospiti senza medico su un totale di 40. A Premosello la situazione coinvolge 28 ospiti convenzionati, 10 del nucleo ex Alzheimer, 6 privati e 15 in continuità assistenziale, per un totale di 59 persone indicate nella segnalazione. A Villadossola risultano interessati 20 ospiti convenzionati e 14 privati, per un totale di 34 persone su 35 posti letto. Un quadro che mette in evidenza come la carenza di medici di base stia diventando un problema sempre più grave anche all'interno delle strutture dedicate agli anziani, dove la continuità dell'assistenza sanitaria rappresenta una necessità fondamentale.
La questione riguarda non soltanto le prescrizioni, ma soprattutto la possibilità di garantire una presa in carico clinica costante a persone particolarmente vulnerabili.