Il Piemonte viene declassato dall'Unione Europea, e a lanciare l'allarme è il senatore ossolano Enrico Borghi, nella sua consueta rubrica che tiene sulla Stampa Diocesana Novarese.
Un tema importante, che riguarda tutti i territori della , e che secondo quanto scrive il parlamentare esige una riflessione per uscire da questa fase di "retrocessione".
Scrive Borghi:
“Declassati. Non è certo una bella situazione, quanto si viene collocati in una condizione di categoria inferiore rispetto a quella in cui eravamo.
Eppure è ciò che è accaduto per la Regione Piemonte. E quindi riguarda tutti quanti noi. Ed è una spia di controllo che si accende, che dovrebbe risvegliarci nell’azione. Il declassamento di cui stiamo parlando è quello disposto dall’Unione Europea, che ha riclassificato la nostra regione dalla categoria di “regione più sviluppata” a “regione in transizione” a causa di un PIL pro capite che secondo i dati Eurostat è sceso sotto la media dell’Unione Europea. Pesa, in particolare, la difficile fase del comparto automobilistico e la riduzione delle attività e dei posti di lavoro legati a Stellantis (l’ex Fiat) nella zona di Torino.
Sono lontani dunque i tempi del Piemonte punto di riferimento del triangolo industriale italiano, e lo slittamento nella categoria delle regioni “in transizione” (ovvero quelle a metà strada tra le più sviluppate e le meno sviluppate) pone innanzitutto una riflessione di carattere sistemico e di prospettiva. Scivolare dal rango classico, unica regione del Nord, ed essere collocati sul “range” di Marche, Umbria o Abruzzo, impone una capacità di risposta in termini di politica economica ed industriale.”
“Paradossalmente - prosegue il vicepresidente nazionale di Italia Viva - questa situazione determinerà a partire dal 2028 a una maggiore disponibilità di fondi europei nell’ambito della nuova programmazione europea: essendo più “poveri”, avremo più risorse dei fondi di coesione a disposizione. La solidarietà europea funziona, direi per fortuna, così. Potremmo infatti passare dagli attuali 1,1 miliardi disponibili (tra Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo Sociale Europeo) a 1,8 miliardi di disponibilità per il periodo 2028-2034. E sono risorse che dovranno essere impiegate al meglio, perchè va posto un obiettivo politico molto preciso: il Piemonte deve tornare nel rango che gli spetta, ovvero quello delle regioni più sviluppate d’Europa.
E in questa direzione può essere utile ciò che è scaturito lunedì dalla cerimonia di celebrazione dei 120 anni dell’Unione Industriale di Torino, che ha visto una bella relazione del presidente Marco Gay nella quale ha tratteggiato con lucidità al ruolo degli imprenditori e alle prospettive di crescita della città e del Piemonte. Siamo un’area che è stata l’emblema dell’industria italiana. Lo è stata nel Novecento. E può esserla oggi, nella grande corsa verso l’economia digitale e quantistica, per le capacità, le professionalità e le strutture che sono presenti nel territorio. E’ investendo su questo versante, a mio giudizio, che possiamo - e dobbiamo - puntare alla promozione, uscendo dal declassamento attuale.” E la conclusione del senatore indica anche alcune strade operative:
“Aerospazio e difesa, nuova mobilità, intelligenza artificiale applicata, biotech, chimica e nuovi materiali sono le filiere sulle quali investire per vincere la sfida del futuro, insieme con la filiera dell’automotive in trasformazione, all’incorporazione nei settori più tradizionali dell’industria della innovazione e insieme alla modernizzazione del sistema dei servizi. Efficientemento della macchina amministrativa locale e pianificazione strategica orientata alla produttività: sono queste le leve di azione fondamentali per invertire la rotta, e avviare il nostro rilancio socioeconomico. Ancora una volta, occorre mettersi all’opera!”