La vendemmia 2026 si avvia a chiudersi con volumi più contenuti rispetto all’anno scorso. Le stime diffuse l’8 ottobre dalla Commissione Ue attribuiscono all’Italia una produzione di vino e mosti di 41,1 milioni di ettolitri, il 7,22% in meno rispetto a un anno prima. Sul risultato hanno pesato la siccità in diverse zone e gli appelli dei consorzi di tutela a ridurre le rese. I dati sono preliminari e il Paese mantiene il primato produttivo europeo, davanti alla Spagna (37,6 milioni di ettolitri) e alla Francia (33,9 milioni). A frenare il mercato restano le giacenze, pari a 42,6 milioni di ettolitri e superiori ai volumi attesi dalla vendemmia.
L’estate più calda dal 1950
A spiegare il quadro è soprattutto il clima. Secondo l’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3 gradi a due metri dal suolo, contro i 23,6 dell’estate 2003 che deteneva il record. Ad agosto la media ha toccato i 25,6 gradi, 5,2 in più rispetto al periodo 1951-1980. Come dicono gli esperti, i dati fanno presagire un 2026 destinato a diventare l’anno più caldo della serie, con anomalie che interessano in larga parte i territori agricoli, esposti a temperature elevate e in alcune zone a periodi di siccità.
Stime che saltano, irrigazione che pesa
L’instabilità del meteo ha reso così difficile prevedere i volumi che a fine luglio Assoenologi e Unione Italiana Vini hanno rinunciato alla consueta stima anticipata, rimandando i numeri a vendemmia conclusa. Il quadro è rimasto a macchia di leopardo: in Friuli-Venezia Giulia alcune valutazioni indicavano aumenti del 5-10%, ma solo nei vigneti irrigui. Per chi gestisce un vigneto, decidere quanta acqua dare e quando incide direttamente sulla resa.
Una piattaforma che ascolta la pianta
È su questo terreno che lavora Plantvoice, la piattaforma agronomica italiana fondata nel 2023 dai fratelli Matteo e Tommaso Beccatelli, con sede al NOI Techpark di Bolzano e una seconda sede a Colognola ai Colli, nel Veronese, tra Soave e Valpolicella. La piattaforma permette ad agricoltori e agronomi di monitorare in tempo reale lo stato delle colture e di trasformare i dati in decisioni su irrigazione, nutrizione e difesa. Il cuore del sistema è un biosensore grande quanto uno stuzzicadenti, protetto da una tecnologia proprietaria e brevettata di analisi della linfa, che viene inserito nel fusto e legge in continuo il flusso e la composizione elettrochimica della linfa, rilevando lo stress fisiologico prima che diventi visibile. “È come fare l’elettrocardiogramma della pianta: ogni aritmia ha un segnale specifico”, sintetizza il co-fondatore e CEO Matteo Beccatelli.
I dati della sonda si integrano con quelli di stazioni meteo, sensori di suolo e analisi NPK in tempo reale. Gli strumenti più diffusi di agricoltura di precisione, come sensori meteo, immagini satellitari e droni, osservano le colture dall’esterno, mentre la sonda misura ciò che accade dentro la pianta e funziona su colture legnose perenni come vigneti e frutteti.
Dai dati ai risultati
I casi documentati dall’azienda vanno dall’acqua ai costi. In un progetto pilota in Puglia su uva da tavola i costi operativi sono scesi del 13% in un anno con il modello as-a-service. Più in generale, secondo i dati diffusi dall’azienda, l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci si riduce fino al 20%, con un aumento di produttività e qualità intorno al 10%.
La tecnologia, validata scientificamente da Eurac Research, Fondazione Bruno Kessler e dalle università di Milano, Parma e Verona, è protetta da brevetto internazionale e validata in oltre 70 Paesi, che coprono circa l’83-85% della superficie agricola mondiale. Nel 2026 ha portato Plantvoice tra i 33 finalisti dei WIPO Global Awards, unica realtà italiana su oltre 1.300 candidature arrivate da 126 Paesi.
Dal 2026 la sonda può essere installata direttamente dall’agricoltore, con il supporto guidato degli agronomi dell’azienda, mentre in precedenza serviva un tecnico specializzato. Il sensore, spiegano dall’azienda, resiste un’intera stagione vegetativa e può essere riutilizzato sulla stessa pianta l’anno successivo.