Il Patto territoriale per la città di Verbania, presentato questa mattina a Villa Giulia, è il primo passo verso la costituenda Comunità educante cittadina. Un passo che la professoressa Chiara Saraceno, relatrice all’incontro, esorta i promotori a compiere: “Quello che state facendo è di grande rilievo. Il contesto educativo è rilevante. Un Patto educativo di comunità non è semplice divisione del lavoro. Scuola e doposcuola sono realtà consolidate ma non bastano, corre mettere in relazione la scuola con il contesto sociale”.
E’ quanto il Patto educativo di Verbania si propone com’è evidente dal titolo del Convengo: “Fare comunità/Presentazione del Patto Educativo per la Città di Verbania”. “E’ stato un itinerario faticoso ma ricco di soddisfazioni – ha esordito il professor Tiziano Pera, coordinatore del progetto.
"Per educare un bambino ci vuole un villaggio. Siamo partiti da Verbania, una città che si sta spopolando: da 36.000 a 30.000 abitanti. Una città dalla quale i giovani si spostano per studiare nelle varie sedi universitarie. Una città che ha perso 250 classi nella scuola primaria, questo implica una diversa organizzazione dell’istruzione. Una città che, però, ha un tesoretto di associazionismo che non viene sfruttato, ognuno organizza le sue iniziative. Nel 2025 s’è costituita la rete Scuola Amica. Sottoscrittori del Patto, non sono solo le scuole ma anche Asl, Consorzio servizi sociali, enti culturali, associazioni. Comune di Verbania, associazioni. Il nostro è un patto aperto ad associazioni che non hanno ancora aderito, semplicemente perché non ne conoscono l’esistenza. Spesso alcuni disagi che si manifestano, dalla prima infanzia all’adolescenza, sono frutto di isolamento, di mancanza di uno spirito comunitario, di occasioni di incontro fra realtà ed età diverse”.
Di “Benessere e di benessere e diritti dell’infanzia 0-6 nell’epoca post digitale” ha parlato il professor Michele Marangi: “Avendo due figli molto piccoli mi confronto, in famiglia, con la convivenza tra il digitale e il mondo dell’infanzia. Il digitale non va demonizzato ma va evitato che risponda a tutti i bisogni con un click. E’ importante riservare a bambini e ragazzi spazi per esperienze diverse, farli entrare in contatto col mondo reale”.