Attualità - 15 settembre 2026, 12:00

Sacra Famiglia, M5S: "Lavoratori e famiglie rimangono nell'incertezza"

Il gruppo Vco denuncia: "I servizi prosegiuranno, ma la realtà dei fatti descrive un quadro ancora privo di soluzioni strutturali"

Nei giorni scorsi la Fondazione Sacra Famiglia di Verbania ha annunciato il proseguimento dei servizi fino alla fine dell’anno, grazie ad un accordo raggiunto con Asl Vco e regione Piemonte. Sul tema interviene il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, che esprime preoccupazione per diversi aspetti della vicenda:

“Nei giorni scorsi si è alimentato un forte dibattito attorno alla decisione della Fondazione Sacra Famiglia di cessare i servizi ambulatoriali e domiciliari presso la sede di Verbania. Una scelta motivata dalla Fondazione con la mancata sostenibilità economica a fronte di tariffe e budget regionali rimasti invariati da anni, che non coprono più i costi delle prestazioni di riabilitazione, fisioterapia, logopedia e neuropsichiatria infantile destinate a centinaia di minori e pazienti del territorio. Nelle ultime ore è stato reso noto che i servizi proseguiranno almeno fino al 31 dicembre 2026, grazie alla disponibilità della Fondazione a farsi carico dei costi aggiuntivi, in attesa che regione Piemonte e Asl Vco definiscano un provvedimento stabile. Il presidente Cirio e l'assessore Riboldi hanno dichiarato l'impegno a individuare "una soluzione stabile e sostenibile" anche per il futuro. Prendiamo atto di questa apertura, ma non possiamo che rilevare come, ad oggi, si tratti ancora di un'intenzione dichiarata a mezzo stampa e non di un atto formale, di una convenzione firmata o di uno stanziamento certo.

A fronte dei recenti comunicati volti a rassicurare l'opinione pubblica e le famiglie, la realtà dei fatti descrive un quadro ancora privo di certezze strutturali. Nessuna soluzione ufficiale garantisce oggi la prosecuzione dei servizi oltre il 31 dicembre 2026, tantomeno per il 2027 e persino la prosecuzione dei servizi a partire dal 1° ottobre 2026 non può essere data per scontata: la proroga concessa copre solo i prossimi mesi e non risolve il nodo di fondo, ovvero l'adeguamento strutturale di tariffe e budget rimasti invariati da anni.

Ma il punto più grave, su cui nessun comunicato istituzionale si è finora pronunciato, riguarda i lavoratori. Sul personale gravano infatti i licenziamenti disposti fin dallo scorso 24 luglio e, ad oggi, non risulta avviato alcun iter formale per il rinnovo o la formulazione di nuovi contratti. Le interlocuzioni tra Fondazione, Regione e Asl si sono concentrate sulla continuità del servizio, ma non hanno prodotto alcuna garanzia esplicita sulla tenuta occupazionale né sulle condizioni contrattuali di chi quel servizio lo eroga ogni giorno. In assenza di comunicazioni ufficiali dalla direzione generale dopo le lettere di licenziamento, gli operatori restano costretti a valutare alternative professionali, privi di garanzie sia sulla tenuta dell'attività sia sul proprio futuro lavorativo. Una proroga di alcuni mesi, per quanto positiva nell'immediato, non basta a restituire loro la stabilità necessaria per continuare a lavorare con serenità sul territorio.

Ma a pagare il prezzo di questa incertezza non sono solo i lavoratori: ci rimettono, prima di tutti, gli utenti e le loro famiglie. Centinaia di minori e adulti che da anni si affidavano a questo servizio per percorsi di riabilitazione, fisioterapia, logopedia e neuropsichiatria infantile si trovano oggi senza un punto di riferimento certo, senza sapere se e per quanto tempo potranno contare sugli stessi operatori che li seguono da tempo, né a chi rivolgersi qualora la proroga non dovesse tradursi in una soluzione stabile. Per queste famiglie non si tratta di un disagio astratto: significa dover interrompere percorsi terapeutici delicati, spesso costruiti nel tempo, proprio nel momento in cui avrebbero bisogno di continuità e di certezze.

Questa situazione è la logica conseguenza di anni di disattenzione e precarietà strutturale: più volte in passato sono stati presentati alla Fondazione progetti volti a incentivare e valorizzare l'attività ambulatoriale sul territorio di Verbania, ma sono stati sistematicamente ignorati. Allo stesso modo, le richieste di stabilizzare i contratti del personale – rimasto costantemente in regime di partita Iva – sono cadute nel vuoto, minando alla base la possibilità di offrire una solida continuità terapeutica a pazienti e famiglie.

Come gruppo territoriale Movimento 5 Stelle Vco riteniamo inaccettabile che servizi essenziali per la tutela della salute, in particolare dei soggetti più fragili e dei minori, vengano gestiti all'insegna dell'incertezza e della precarietà lavorativa. Senza la tutela e il riconoscimento dei lavoratori non può esistere alcuna reale continuità assistenziale, e senza continuità assistenziale sono le famiglie stesse a pagarne il prezzo più alto. Inoltre chiediamo alla Fondazione Sacra Famiglia almeno di sospendere i licenziamenti, fino a quando Asl Vco e regione Piemonte non forniranno risposte conclusive sulla prosecuzione del servizio. I cittadini, gli operatori e le famiglie non hanno bisogno di annunci di facciata o di proroghe tampone, ma di garanzie contrattuali concrete, di risorse adeguate, di un piano industriale trasparente e di un orizzonte temporale che vada oltre la fine dell'anno. Il M5S Vco continuerà a vigilare e a pretendere che le istituzioni competenti e la regione Piemonte intervengano con fatti concreti — e non solo con dichiarazioni — per salvare un presidio fondamentale del nostro territorio, chi vi lavora e chi da anni vi si affida”.

l.b.