Un’estate particolarmente difficile per le Alpi e i loro ghiacciai. Il 2026 rischia, secondo il bilancio finale della Carovana dei ghiacciai di Legambiente, di superare in negativo anche le estati del 2022 e del 2023. A pesare sono soprattutto le alte temperature, lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose e la siccità. A questi fattori si aggiungono oltre 70 eventi meteo estremi che, dall’inizio dell’anno alla fine di agosto, hanno interessato le regioni alpine.
La settima edizione della campagna ha osservato sette ghiacciai simbolo lungo l’arco alpino: Adamello, Grande Motte, Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, Forni, Montasio e Coolidge superiore sul Monviso. Il quadro emerso è comune: tutti risultano in arretramento e segnati da fenomeni di instabilità, con un aumento delle colate detritiche e deformazioni delle morene. Crolli importanti sono stati osservati sulla parete nordest del Monviso e al Montasio, dove a fine agosto è ceduta una parte della cavità superiore del ghiacciaio.
A preoccupare è anche il caldo che continua in questo inizio di settembre, in concomitanza con la sesta ondata di calore del 2026. Temperature elevate e zero termico in quota stanno determinando, sottolinea Legambiente, una fusione senza soste dei ghiacciai. Secondo gli studi scientifici citati nel bilancio, dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume.
Significativi anche i dati raccolti sui singoli ghiacciai. Sull’Adamello la fronte è arretrata di 265 metri nel solo triennio 2023-2025, mentre la Grande Motte, in Francia, ha perso il 70% del proprio volume dal 1982. Sul versante italiano del Monte Bianco il lobo frontale del Miage si è abbassato di 15 metri in sei anni e il Planpincieux ha raggiunto una velocità di movimento di due metri al giorno. Il ghiacciaio dei Forni, in Lombardia, dall’inizio del secolo è arretrato di tre chilometri e nelle giornate più calde arriva a perdere 10 centimetri di spessore.
In Piemonte, sul Monviso, il ghiacciaio superiore del Coolidge è ormai declassato a glacionevato, mentre aumenta l’instabilità delle pareti rocciose. Una trasformazione che ha conseguenze anche a valle, con la diminuzione della portata del Po.
Di fronte a questo scenario, Carovana dei ghiacciai rilancia la richiesta di politiche di mitigazione e adattamento, monitoraggi continui in alta quota e una governance europea dei ghiacciai e delle risorse collegate, a partire dall’acqua. L’associazione richiama inoltre la necessità di una maggiore consapevolezza nella frequentazione della montagna, alla luce dei cambiamenti che interessano anche sentieri e territori d’alta quota.
«Le Alpi – sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto». Per Legambiente, l’estate segnata da caldo, ondate di calore ed eventi estremi rende necessario accelerare gli interventi sia in montagna sia a valle e nelle aree urbane.