Economia - 31 agosto 2026, 15:00

In Italia si lavora solo 33 anni: penultimo posto in Europa per durata della vita lavorativa

Il divario con la media UE sale a quattro anni e mezzo e tocca il record negativo per l'occupazione femminile

L’Italia si conferma tra i Paesi europei con la più alta aspettativa di vita, ma resta tra gli ultimi per tempo trascorso all’interno del mercato del lavoro. Nel 2025 la durata attesa della vita lavorativa nel nostro Paese si è attestata a 33 anni, posizionando l’Italia al penultimo posto nell’Unione europea davanti soltanto alla Romania e segnando un ritardo di quattro anni e mezzo rispetto alla media comunitaria di 37,5 anni. Il lieve incremento registrato nell'ultimo anno, pari a poco più di due mesi, non è bastato a colmare le distanze con le principali economie del continente, dove la permanenza attiva raggiunge i 40,2 anni in Germania, i 37,5 in Francia, i 36,8 in Spagna e tocca il picco dei 44 anni nei Paesi Bassi.

Il confronto su scala decennale evidenzia una dinamica strutturale: se tra il 2015 e il 2025 la durata attesa italiana è cresciuta di 2,3 anni (salendo da 30,7 a 33 anni), nello stesso arco di tempo la media europea è progredita a un ritmo superiore, facendo allargare il divario complessivo da 4,2 a 4,5 anni.

A pesare in maniera determinante sul quadro nazionale è soprattutto la condizione femminile. Per le donne italiane la durata attesa della vita lavorativa si ferma ad appena 28,4 anni, contro una media Ue di 35,4 anni. Ne deriva un divario di genere di 8,9 anni, il più marcato tra tutti gli Stati membri, strettamente correlato a un tasso di occupazione femminile fermo al 58%, distante quasi tredici punti percentuali dalla media europea. L’indicatore, che stima gli anni che un quindicenne può attendersi di trascorrere nella forza lavoro tra occupazione e ricerca di impiego, riflette l’impatto combinato di ingressi tardivi nel mondo professionale, percorsi discontinui e scarsa partecipazione delle donne, all'interno di un contesto demografico in cui l'età mediana ha raggiunto i 49,1 anni, gli over 65 costituiscono quasi un quarto dei residenti e la spesa pensionistica assorbe il 15,5% del Pil.

Sul tema è intervenuto il presidente nazionale di CNA, Dario Costantini, sottolineando come la vera questione previdenziale sia anzitutto una sfida legata a lavoro, produttività e partecipazione. Lasciare inutilizzata una quota così rilevante di capitale umano, ha evidenziato Costantini, rappresenta un freno alla crescita economica e una minaccia alla sostenibilità futura del sistema. Secondo la Confederazione, l’allungamento della vita attiva non deve tradursi nel blocco del turnover, ma va accompagnato da investimenti mirati su istruzione tecnica, apprendistato, conciliazione famiglia-lavoro e staffette generazionali, facendo perno sul ruolo delle micro e piccole imprese per favorire la trasmissione delle competenze e l’ingresso dei giovani.

m.t.