Attualità - 31 agosto 2026, 17:05

Cambiamento climatico, M5S: "Basta cemento e asfalto, a Verbania serve un cambio di rotta"

"Le estati torride, la scarsità d'acqua e gli eventi estremi non rappresentano più un'eccezione. La città ha tutte le risorse per diventare punto di riferimento nazionale"

“A giugno ci eravamo posti una domanda semplice: Verbania sta costruendo una città più vivibile oppure si sta limitando a rinnovare la propria armatura di cemento e asfalto?”. Sono parole di Imerio Frattini, in rappresentanza del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle Vco. Che prosegue: “A distanza di pochi mesi, il caldo record e il lago Maggiore ai minimi storici rendono quella domanda inevitabile. Non è più una riflessione per urbanisti o ambientalisti: è una questione che riguarda la qualità della vita, la salute pubblica e il futuro economico del territorio. Quest'estate il Verbano ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, peggiori persino delle grandi siccità del 2003 e del 2022. Arpa Piemonte e i ricercatori del Cnr-Irsa di Pallanza hanno spiegato con chiarezza ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti: non siamo di fronte a un evento straordinario, ma agli effetti concreti del cambiamento climatico”.

“Continuare a considerare queste situazioni come emergenze temporanee - sottolineano dal M5S - significa non voler vedere la realtà. Le estati torride, la scarsità d'acqua e gli eventi estremi non rappresentano più un'eccezione. Sono il nuovo contesto nel quale cittadini, amministrazioni e imprese dovranno operare. Per questo la questione non è se intervenire, ma come. Negli ultimi anni, osservando gran parte delle opere pubbliche realizzate in città, emerge una tendenza evidente: si continua a privilegiare cemento, asfalto e lastricati in pietra o marmo, mentre il verde urbano resta spesso marginale. Nuove piazze, parcheggi, strade e spazi pubblici vengono progettati soprattutto come superfici costruite, con una presenza limitata di alberature, zone d'ombra e aree permeabili. È un approccio che forse apparteneva a un'altra epoca, quando il tema del surriscaldamento urbano non era ancora centrale. Oggi, però, sappiamo che una città con meno alberi e più superfici minerali accumula più calore, offre meno comfort ai cittadini e diventa più vulnerabile durante le ondate di caldo”.

“Ogni cantiere aperto oggi è una scelta che influenzerà la città per decenni - prosegue Frattini -. Ogni metro quadrato asfaltato senza prevedere alberature, superfici drenanti o spazi verdi è un'occasione persa. Al contrario, ogni intervento che restituisce spazio alla natura rappresenta un investimento sulla resilienza urbana, sulla salute delle persone e sul valore del territorio. Anche quando si interviene sul verde, occorre una visione più attenta. La priorità dovrebbe essere la tutela e l'incremento delle specie autoctone, capaci di integrarsi negli ecosistemi locali e di garantire benefici ambientali duraturi. Troppo spesso, invece, le piantumazioni vengono considerate un elemento decorativo secondario, senza una strategia complessiva che valorizzi biodiversità, ombreggiamento e adattamento climatico. Non mancano esempi da seguire. Genova ha inserito la depavimentazione nei propri strumenti urbanistici, con un progetto pilota che vede tra i coordinatori scientifici proprio il Cnr-Irsa di Verbania, insieme ad alcune università. Milano e Firenze stanno rimuovendo superfici asfaltate per creare spazi più verdi e più freschi. Bologna ha sviluppato una rete di rifugi climatici per proteggere le persone più vulnerabili durante le ondate di calore. Non si tratta di scelte ideologiche. Sono politiche pubbliche basate su dati scientifici e già adottate in molte città europee e italiane perché funzionano”.

“Anche Verbania possiede tutte le risorse per diventare un punto di riferimento nazionale - prosegue la nota -. Ha Villa Taranto, uno dei patrimoni botanici più importanti d'Europa. Ha il Cnr-Irsa di Pallanza, centro di eccellenza nella ricerca ambientale. Può contare sulla collaborazione con università, enti di ricerca e professionisti qualificati che operano sul territorio. Le competenze, dunque, non mancano. Ciò che serve è la volontà politica di metterle a sistema. Da dicembre 2025 il sindaco Giandomenico Albertella, laureato in architettura, guida anche la provincia del Verbano Cusio Ossola. È una circostanza rara che offre un'opportunità altrettanto rara: coordinare le strategie comunali e provinciali per affrontare la sfida climatica con una visione unitaria, forte anche di una formazione tecnica che conosce da vicino i temi della pianificazione urbana. È il momento di passare dagli interventi episodici a un vero piano di adattamento climatico. Un programma che includa depavimentazione, forestazione urbana, rifugi climatici, tutela delle risorse idriche e partecipazione attiva dei cittadini. Un piano sostenuto da risorse europee e regionali e accompagnato da strumenti di trasparenza, come un bilancio arboreo pubblico e aggiornato. In questo quadro, il Forum dei Giardini Storici e degli Orti Botanici in programma a ottobre tra Villa Taranto e Villa Giulia può rappresentare un'occasione preziosa”.

“Ma il territorio non ha bisogno soltanto di convegni e buone intenzioni. Ha bisogno che le conoscenze prodotte da ricercatori ed esperti si traducano in decisioni concrete. Il lago Maggiore - sottolinea Frattini - non è soltanto il simbolo del nostro paesaggio: è la base della nostra economia turistica e della nostra identità. Proteggerlo significa proteggere il futuro della comunità. La vera domanda, oggi, non è se il cambiamento climatico stia arrivando. È già qui. La domanda è se Verbania intenda prepararsi oppure continuare a rincorrere le emergenze. Perché le città che sapranno adattarsi saranno quelle che offriranno qualità della vita, attrattività e opportunità. Le altre rischiano di restare imprigionate in modelli urbanistici pensati per un clima che non esiste più. Il tempo delle analisi è finito. È arrivato quello delle scelte”.

l.b.