La situazione sul torrente Anza a Macugnaga è tornata alla normalità dopo l’aumento della portata registrato nella giornata di oggi. Un fenomeno che ha richiesto l’attivazione, in via precauzionale, del sistema di Protezione Civile, ma che non ha mai rappresentato una situazione di pericolo per il territorio.
A tranquillizzare la popolazione è il sindaco di Macugnaga, Stefano Candiani, che spiega l’origine dell’episodio: "Ritengo doveroso dare notizia di questa situazione per tranquillizzare tutti sul fatto che non ci sia stato alcun pericolo e non c’è stato alcun avvicinamento, neanche minimale, alla soglia di guardia. Si è trattato dello svuotamento di un accumulo di acqua glaciale con detriti a Macugnaga, ma con un poco rilevante innalzamento della portata del fiume".
I dati della stazione idrometrica di San Carlo Anza, a Bannio Anzino, confermano che i livelli sono rimasti ampiamente al di sotto delle soglie di attenzione. Alle 16 il livello idrometrico era di 0,63 metri, mentre il massimo raggiunto nella giornata è stato di 0,78 metri alle 14. La soglia di guardia è fissata a 1,90 metri, quella di pericolo a 2,50 metri. L’innalzamento della quota è stato particolarmente evidente a partire dalle ore 12, ma il livello è rimasto comunque molto distante dai valori di criticità.
Il fenomeno, dunque, è riconducibile con ogni probabilità allo svuotamento di un accumulo di acqua presente nell’area glaciale, che ha trascinato con sé anche detriti determinando un temporaneo incremento della portata dell’Anza. L’ondata è successivamente transitata senza provocare danni.
"Ringrazio la Protezione Civile, i volontari di Macugnaga, il vicesindaco e tutti coloro che si sono attivati per garantire la massima efficienza del sistema di Protezione Civile – aggiunge Candiano – Non ultimo la Prefettura".
Dopo l’allerta precauzionale delle prime ore, quindi, la situazione è rientrata nella normalità. Resta comunque alta l’attenzione sul fenomeno glaciale: appena le condizioni lo consentiranno, è previsto anche un sopralluogo tramite drone nell’area del ghiacciaio, per verificare più da vicino il punto dal quale, con ogni probabilità, ha avuto origine l’extraafflusso.