Sanità - 07 agosto 2026, 15:42

Case di Comunità, Pd: "Il Piemonte è in ritardo, disomogeneo e privo di una strategia"

Pentenero e Valle: "La giunta Cirio smetta di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare seriamente"

“La fotografia fornita dallo Spi Cgil sulle Case di Comunità della città metropolitana di Torino è impietosa e conferma ciò che denunciamo da mesi: in Piemonte regna una confusione organizzativa che sta rallentando, in modo grave, la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale”. Lo dichiarano la presidente del gruppo Pd in consiglio regionale Gianna Pentenero e il vicepresidente della commissione sanità Daniele Valle, commentando l’indagine pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

Pentenero e Valle sottolineano che “secondo il monitoraggio del sindacato, anche nelle aree più avanzate, come Torino, persistono cantieri aperti, assenza di servizi sociali, carenza di infermieri di famiglia e comunità, segnaletica insufficiente e presìdi inaugurati ma non operativi, come, per esempio a Trofarello. Se il territorio più strutturato mostra queste fragilità – aggiungono – significa che la regione non ha una regia chiara. Le Case di Comunità dovrebbero essere un punto di riferimento per i cittadini, ma sono spesso scatole vuote o incomplete. Questa situazione ci preoccupa molto”.

“La situazione descritta da Cgil è quella di una rete che procede a doppia velocità, con presìdi modello come Avigliana e altri completamente inattivi per mancanza di personale, come Collegno e Grugliasco. È inaccettabile che, dopo anni di annunci e inaugurazioni, si debba ancora constatare che molti servizi non sono attivi, che i Punti Unici di Accesso non hanno personale sanitario, che i cantieri del Pnrr non sono monitorati e che i cittadini non sanno dove andare”, affermano gli esponenti dem che citano a modello l’esperienza del Veneto.

“La regione Veneto, che non è certo di centrosinistra – spiegano – ha approvato una delibera di giunta e definito un documento applicativo condiviso con i sindacati dei medici di medicina generale, stabilendo modalità operative, funzioni, orari e persino la retribuzione delle prestazioni aggiuntive (60 euro/ora) per garantire la presenza dei medici nelle Case di Comunità dalle 8 alle 20. I medici di famiglia partecipano agli audit, ai percorsi diagnostici di base, al monitoraggio dei pazienti fragili, alle campagne vaccinali, alla presa in carico delle cronicità. Non solo: sono già attive 99 Case di Comunità, integrate con infermieri di famiglia, centrali operative territoriali e servizi di prevenzione. Questo significa avere un modello funzionante, non una somma di inaugurazioni senza contenuti”.

“Il Piemonte deve smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare seriamente. La giunta Cirio deve adottare un modello chiaro, definire gli standard minimi di funzionamento, garantire la presenza stabile dei servizi sociali nei Punti Unici di Accesso, monitorare i cantieri del Pnrr e, soprattutto, assumere il personale necessario. Senza medici, infermieri e assistenti sociali, le Case di Comunità restano solo un nome sulla porta. La riforma dell’assistenza territoriale è fondamentale per ridurre la pressione sui pronto soccorso e per dare risposte immediate ai cittadini. Ma oggi il Piemonte è in ritardo, disomogeneo e privo di una strategia”, concludono Pentenero e Valle.

Comunicato Stampa - l.b.