Cronaca - 06 agosto 2026, 19:19

Strage di Crans-Montana, la Svizzera esclude l'Italia dal processo: la Farnesina presenta ricorso

Berna respinge la richiesta di costituzione di parte civile dello Stato italiano nel procedimento sull'incendio costato la vita a 41 persone, tra cui sei adolescenti italiani. Tajani: massimo impegno per accertare tutte le responsabilità

L'Italia non potrà, almeno per il momento, costituirsi parte civile nel procedimento penale aperto in Svizzera per la tragedia di Crans-Montana, l'incendio che nella notte di Capodanno ha provocato 41 morti e 115 feriti, tra cui decine di giovani.

La decisione è contenuta in un provvedimento del 23 luglio con cui la magistratura svizzera ha respinto la richiesta avanzata dal Governo italiano, ritenendo che lo Stato non possa essere considerato parte lesa nel procedimento relativo al rogo divampato all'interno del bar "Le Constellation".

La Farnesina ha però già impugnato l'ordinanza del 29 luglio con un ricorso che definisce "dettagliato e articolato". Attraverso il legale svizzero incaricato di rappresentare gli interessi dell'Italia, il Ministero degli Esteri contesta punto per punto le motivazioni del giudice elvetico, sostenendo che siano superate anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Per questo il Governo insiste affinché venga riconosciuto il diritto dell'Italia a costituirsi parte civile nel processo.

La tragedia si consumò nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio all'interno del locale "Le Constellation", dove erano presenti circa 200 persone, molte delle quali minorenni. Tra le vittime figurano anche sei ragazzi italiani: Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti tra i 15 e i 17 anni.

Secondo le ricostruzioni investigative, l'incendio sarebbe stato provocato da una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne. Quando la bottiglia venne sollevata, la fiamma raggiunse il soffitto e il rogo si propagò in pochi istanti, scatenando il panico. L'unica uscita disponibile si rivelò insufficiente per consentire una rapida evacuazione e molti clienti riuscirono a salvarsi soltanto sfondando una vetrata del locale.

Nel procedimento in corso, i proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, hanno respinto ogni addebito. Entrambi hanno dichiarato di non sapere che le candele scintillanti potessero rappresentare un pericolo di incendio, sostenendo che fossero prodotti autorizzati e ritenuti sicuri. Hanno inoltre affermato di non aver mai immaginato che il loro utilizzo potesse provocare una tragedia di simili proporzioni.

Sul fronte italiano resta alta l'attenzione del Governo. Lo scorso 30 luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato Francesco Riva, presidente dell'Associazione "Oltre Crans Montana 1° gennaio 2026 – Famiglie italiane dei sopravvissuti" e padre di uno dei ragazzi rimasti feriti nell'incendio.

L'associazione, costituita il 7 luglio, rappresenta la maggioranza delle famiglie italiane coinvolte nella tragedia ed è nata con l'obiettivo di tutelare i sopravvissuti e contribuire all'accertamento della verità.

Nel corso dell'incontro Tajani ha espresso apprezzamento per la nascita dell'associazione, ribadendo la vicinanza dell'intero Governo alle famiglie colpite e confermando l'impegno dell'Italia affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto. Il ministro ha inoltre assicurato il sostegno alla collaborazione tra la magistratura italiana e quella svizzera.

Sempre in quell'occasione il titolare della Farnesina ha garantito che le istituzioni italiane continueranno a seguire da vicino la vicenda, spiegando di aver dato precise indicazioni al nuovo ambasciatore d'Italia a Berna, Luca Sabatucci, affinché continui a rappresentare alle autorità svizzere "la forte aspettativa" del Governo italiano che tutte le responsabilità civili e penali per la tragedia vengano accertate nel più breve tempo possibile.

Nei mesi scorsi si era invece chiusa positivamente un'altra vicenda legata al disastro. Dopo le proteste del Governo italiano, la Svizzera aveva deciso di non inviare più alle famiglie italiane delle vittime e dei feriti le fatture relative ai soccorsi e alle cure, ponendo fine a un caso che aveva provocato forti tensioni diplomatiche tra Roma e Berna. Ora il confronto tra i due Paesi si concentra sul piano giudiziario, con l'Italia determinata a ottenere un ruolo attivo nel processo che dovrà fare piena luce sulle responsabilità della strage.

Redazione