Aprire un conto scommesse o giocare una schedina oggi richiede pochi minuti, da qualsiasi smartphone, senza doversi spostare fino a un punto vendita fisico.
Questa comodità ha un rovescio della medaglia: rende più difficile accorgersi di quando un'abitudine sta diventando un problema, perché manca quella pausa naturale, uscire di casa, fare la fila, tornare, che un tempo separava un impulso dal gesto vero e proprio.
Le piattaforme con licenza ADM, che si possono confrontare per esempio in una guida ai migliori siti di scommesse online, sono tenute per legge a mettere a disposizione strumenti di autotutela pensati proprio per compensare questa immediatezza. Sapere che esistono, però, serve a poco se non si riconoscono per primi i segnali di un rapporto con il gioco che si sta guastando.
Cos'è il gioco d'azzardo patologico
Il Gioco d'Azzardo Patologico, spesso indicato con la sigla GAP, è classificato come una dipendenza comportamentale nel DSM-5, il manuale diagnostico di riferimento in psichiatria, e nell'ICD-11. Le cifre giocate contano meno di quanto si pensi: il problema comincia nel momento in cui il gioco smette di essere una scelta consapevole e inizia a condizionare il tempo, il denaro, le relazioni o lo stato psicologico di una persona.
In Italia il problema è riconosciuto anche sul piano sanitario dal 2012, quando il trattamento del GAP è entrato nei Livelli Essenziali di Assistenza, con cure gratuite presso i SerD.
I segnali da non sottovalutare
I criteri diagnostici del DSM-5 aiutano a riconoscere il problema anche fuori da un contesto clinico. Tra i segnali più comuni ci sono il bisogno di aumentare le somme giocate per provare la stessa eccitazione di prima, l'irritabilità quando si prova a ridurre o interrompere il gioco, i tentativi ripetuti e falliti di smettere, i pensieri che tornano al gioco anche quando si sta facendo altro, e l'abitudine a inseguire le perdite tornando a giocare per recuperarle.
A questi si aggiungono segnali che coinvolgono chi sta intorno: nascondere ai familiari l'entità reale del gioco, trascurare lavoro o studio, ricorrere a prestiti per coprire le perdite o farsi aiutare da altri a saldare debiti. Secondo il DSM-5, la presenza di almeno quattro di questi criteri negli ultimi dodici mesi è indicativa di un disturbo da gioco d'azzardo, e va discussa con il proprio medico di base o con un SerD della propria ASL.
Gli strumenti di autotutela previsti dalla legge
La normativa italiana obbliga ogni operatore con concessione ADM a mettere a disposizione strumenti concreti per mantenere il controllo. Il principale è l'autoesclusione tramite il Registro ADM, che blocca l'accesso al conto presso tutti gli operatori autorizzati contemporaneamente, in modo permanente oppure per un periodo minimo di trenta giorni. Ci sono poi i limiti personalizzati di deposito, di perdita e di durata della sessione, che entrano in vigore subito quando vengono resi più restrittivi, mentre un eventuale innalzamento richiede un periodo di riflessione di solito pari a 24 ore.
Per chi attraversa un momento di difficoltà senza voler arrivare all'autoesclusione permanente esiste il cooling-off, una sospensione temporanea del conto, e il reality check, un avviso periodico che ricorda quanto tempo si sta giocando e qual è il saldo netto della sessione.
Una descrizione più completa di questi strumenti, insieme al quadro normativo che li rende obbligatori, si trova nella pagina sul gioco responsabile.
Dove chiedere aiuto
Chi si riconosce in questi segnali, o riconosce un familiare, può rivolgersi a servizi gratuiti e anonimi, senza dover passare prima dal proprio medico se non lo desidera. Il Telefono Verde Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità, al numero 800 274 274, offre ascolto e orientamento dal lunedì al venerdì tra le 10 e le 16, in forma completamente anonima.
I SerD, i servizi per le dipendenze presenti in ogni ASL, compresa quella del VCO, offrono percorsi gratuiti di valutazione e trattamento psicologico, rivolti sia a chi ha un problema di gioco sia ai suoi familiari.
Esistono inoltre gruppi di auto-mutuo aiuto come Giocatori Anonimi Italia, presenti in diverse città del Piemonte, aperti a chiunque riconosca di avere un problema con il gioco e voglia confrontarsi con persone che stanno affrontando lo stesso percorso.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza
Riconoscere che il gioco ha smesso di essere un passatempo è il passo più difficile, non quello successivo. I servizi che se ne occupano sono pensati apposta per essere raggiungibili senza vergogna e senza costi, e valgono la stessa attenzione che si dedicherebbe a qualsiasi altro problema di salute.
Vale anche per chi si accorge del problema da fuori, magari in famiglia o tra amici: chiedere come parlarne, o dove indirizzare chi ha bisogno di aiuto, è un passo utile quanto quello di chi si rivolge direttamente a un servizio.
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