Attualità - 21 giugno 2026, 15:00

Fondotoce, Cattaneo: “Ridare identità alle vittime è un atto di impegno civile” FOTO

Alla commemorazione dell’eccidio del 20 giugno 1944, l’antropologa forense sottolinea il valore della memoria e del lavoro sui resti degli ignoti: “I corpi ci parlano, dobbiamo restituire loro un nome”

“Cosa significa, per me e per i giovani ricercatori del laboratorio di patologia lavorare sulle spoglie degli ignoti dell’eccidio di Fondotoce?” s’è chiesta Cristina Cattaneo, l’antropologa forense che da 3 anni sta lavorando per dare un nome alle vittime non ancora identificate del 20 giugno 1944.

“Significa – ha proseguito – lavorare su persone private di tutto, toglierle da quel limbo in cui sono finite 82 anni fa far parlare quei giovani di 16,17, anni. Si tratta di corpi che ci parlano, portano non solo il segno delle pallottole ma anche delle torture, delle violenze subite. Serve a restituire loro un no, una identità, è un atto u impegno civile. Il racconto della loro morte non riguarda solo il passato ma indica una strada per il futuro. Le dittature prima individuano i nemici, poi li privano della loro identità relegandoli in un limbo affinchè sene perda la memoria. Sono vittime della libertà che conservano, nei loro corpi, la verità che tocca a noi recuperare per farne memoria”.

Parole, quelle della professoressa Cattaneo alla quale la Casa della Resistenza ha affidato l’orazione ufficiale a conclusione della commemorazione dell’82° anniversario dell’eccidio di Fondotoce accolte con ripetuti appalusi dalle autorità e dal pubblico presente.Da qualche anno il tema della trasmissione della memoria alle giovani generazioni è il filo conduttore della commemorazione dell’eccidio di Fondotoce.

“Assistiamo – ha ammonito Gianfranco Fradelizio, presidente della Casa della Resistenza – alla progressiva perdita di memoria, all’amarezza dei protagonisti di allora, di coloro che ci hanno lasciato. Il nuovo fascismo, quello che oggi ignoriamo, è quello degli interessi oligarchici, dell’oligarchia travestita da democrazia”.

Il prefetto, Matilde Pirrera, ha collegato le due ricorrenze civili appena celebrate – 25 Aprile e 2 Giugno – per ricordare Cleonice Tommassetti “l’unica donna tra i 42 martiri, che non ha potuto esercitare il diritto di voto concesso per la prima volta alle donne nel 1946”.

Il sindaco di Verbania, Giandomenico Albertella: ““Siamo tutti antifascisti il 20 giugno, ma dobbiamo continuare ad esserlo sempre: ciascuno di noi nella vita di tutti i giorni”.

Emanuele Vitale, assessore a Baveno e capogruppo di minoranza in consiglio provinciale: “Nel Comitato di liberazione nazionale erano rappresentate diverse matrici politiche, c’erano persino monarchici. Accanto al generale verbanese Raffaele Cadorna c’erano Luigi Longo e Ferruccio Parri”.

Rino Porini, vicepresidente della Provincia: “Il corteo del 20 giugno da villa Caramora a Fondotoce fu organizzato per seminare umiliazione e terrore. Oggi non siamo qui solo per ricordare i martiri, siamo qui perché la democrazia va difesa tutti i giorni. Ai giovani affidiamo questa memoria perché non vada dispersa”.

Redazione