“Una domanda, vale la pena di farsela in Piemonte. Possono esistere aggregazioni pubblico-private territoriali, come i gruppi di azione locale ad esempio, con enti locali montani deboli? Tutti sanno benissimo che non può essere così e gli squilibri privatistici vanno vinti con il pubblico rafforzato, dando a chi è eletto con gli strumenti per svolgere funzioni e impegno assegnato dai cittadini”. Lo afferma Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte, in una nota.
“Anche per poi relazionarsi con adeguata capacità e forza con i privati. Che indubbiamente hanno idee chiare e strutture ben collaudate - prosegue -. Se questo manca, è lecito chiedersi: dove finisce la democrazia? Finisce con tante risorse pubbliche a gestione di privati organizzati e forti. Già avviene in nome delle frammentazioni, dei comuni prima di tutto. Sindaci deboli, privati forti a sostituire le macchine comunali pubbliche. Indebolite e lasciate dai legislatori alla deriva. Non credo sia il mix corretto. Cambiamo verso. Bisogna avere enti locali forti, insieme. I comuni da soli sono nelle mire della privatizzazione. Delle funzioni fondamentali, dei servizi, privatizzazione dei trasferimenti pubblici, dei beni collettivi, dei beni comuni e ambientali. Pensiamo all'idroelettrico, impantanato nel suo futuro, con la politica indecisa. La partita enti locali, ovvero le Unioni Montane di Comuni, non sembra essere al centro dell'agenda in troppe regioni. Il Piemonte doveva agire già anni fa. Uncem ha dato alla regione negli ultimi otto anni proposte, articolati, norme già scritte, pensiero, elaborazione. Tanto dialogo. Noi abbiamo creduto sempre a Unioni forti, ma se così non sono e si fa poco per renderle tali, allora la battaglia diventa strutturare le comunità montane. Durature, stabili, forti anche politicamente. Noi guardiamo avanti. Basta attendismo dai legislatori”.
“Mentre Sardegna ed Emilia-Romagna puntano dritte e riforme vere degli Enti locali per rafforzarli - sottolinea Colombero - il Piemonte purtroppo traccheggia. Cambi verso. Scelga di tornare a prima della distruzione ideologica del 2011. Venne tutto abbattuto in nome di qualche capriccio di alcuni amministratori che pensavano al proprio giardino. Incolto, bruciato dalle invidie. Dopo 14 anni dalla legge di un Governo regionale che ha distrutto il sistema aggregativo democratico per lo sviluppo locale della montagna, il risultato è sotto gli occhi di tutti, drammatico, come Uncem aveva purtroppo previsto: servono oggi e domani enti locali forti per affrontare le sfide dello sviluppo, della crisi climatica e demografica, della fiscalità differenziata, dei servizi per chi vuole esserci. Tutto il resto è privato che si sostituisce al pubblico, proprio come nella sanità anche da noi, come nell'energia, come nelle concessioni dei beni pubblici. A svantaggio della democrazia partecipativa. Non cediamo a queste logiche".