Attualità - 23 maggio 2026, 16:40

Mottarone, cinque anni dopo: Stresa ricorda le vittime tra dolore, memoria e rabbia

Nel quinto anniversario della tragedia il ricordo delle 14 persone decedute, l’appello di don Gianluca Villa e l’amarezza dei familiari per una giustizia ritenuta insufficiente

Lacrime, dolore, abbracci, ma anche rabbia per una giustizia che non ha risposto alle aspettative dei famigliari delle vittime. Nel quinto anniversario della tragedia del Mottarone la ferita è ancora aperta.

Dal parroco don Gianluca Villa, alla sindaca Marcella Severino, nell’ultimo giorno del suo mandato, alle associazioni, dai Vigili del fuoco, alla Croce Rossa, al Soccorso Alpino che quel giorno terribile cercarono di portare soccorso, e ai parrocchiani presenti il messaggio è arrivato con forza: Stresa non vuole dimenticare le quattordici vittime e le loro famiglie.

Don Villa ha ricordato che il giorno dello schianto della cabina della funivia era la festa di Pentecoste. “Qualche giorno fa mi trovavo in Armenia sul luogo in cui sono stati sterminati almeno tre milioni e mezzo di cristiani. Dentro di me dicevo che non è accettabile che tutta questa innocenza finisca in un buco nero, così come di fronte alle tragedie che viviamo ancora oggi. Ma la Resurrezione è la giustizia divina, è la certezza che arriverà il giorno in cui potremo riabbracciare i nostri cari”.

Il parroco ha poi rivolto lo sguardo al presente: “Questa funivia ferma è bloccata è come una pesante ombra di morte e mi auguro che non segua il destino di alcune vicende italiane che si protraggono nel tempo. Le persone che vivono qui meritano che questa ombra di morte venga rimossa e si dia futuro a questa struttura”. E ha aggiunto: “A distanza di cinque anni spero che abbiamo imparato una lezione. Nella superficialità della cultura italiana, che non è di tutti, spesso quando si portano avanti progetti che andrebbero realizzati nel rispetto della legalità si insinua la voce della malignità che dice ‘tanto non capita nulla’. Per negligenza e irresponsabilità quel nulla si materializza in un cavo spezzato che ha spezzato le vite di mamme, papà, nonne e nonni. Che sia un monito perché chi ha la responsabilità delle vite di altre persone non si permetta di dire quella frase, ‘tanto non capita nulla’”.

Don Gianluca ha ricordato i soccorritori, che hanno rappresentato il bene che si sprigiona anche nelle tragedie, e il giornalista Nicola Pontoriero, che ha perso la vita al Mottarone mentre effettuava riprese sul luogo della tragedia il 25 maggio. Ha poi ricordato il piccolo Eitan, il bimbo unico sopravvissuto alla tragedia, unico “germoglio”. Severino ha poi portato il suo saluto, promettendo che, anche se il suo mandato da sindaco è finito, ogni anno sarà presente alla Messa e ha portato l’abbraccio e la vicinanza di tutta Stresa.

Fuori dalla chiesa, alcuni familiari parlando con i giornalisti hanno espresso la rabbia per i patteggiamenti che non hanno portato nemmeno per un giorno in carcere i responsabili, come Vincenza Minutella, mamma di Silvia Malnati, la giovane varesina che ha perso la vita sulla funivia con il fidanzato Alessandro Merlo. Il cugino di Alessandro Merlo, Andrea Zanovello, ha fondato l’associazione “Come l’Aria – per Silvia e Alessandro”. Recentemente con l’Università dell’Insubria ha promosso due borse di studio per giovani studenti.

Red. Vb