Politica - 14 maggio 2026, 17:04

Dimissioni De Ambrogi, il Movimento 5 Stelle VCO: “Le istituzioni non possono diventare pedine politiche”

Il gruppo territoriale interviene sulla fine del mandato della presidente del Consiglio comunale: “Paga il prezzo di nuovi equilibri e logiche interne ai gruppi di potere”

La politica dovrebbe avere il coraggio delle scelte e la trasparenza delle responsabilità. 
Per questo le dimissioni di Alice De Ambrogi dalla presidenza del Consiglio comunale di Verbania meritano una riflessione che vada oltre le dichiarazioni ufficiali e le inevitabili letture di parte.  
«Non ci sono più le condizioni per continuare», ha scritto De Ambrogi nella sua lettera di dimissioni, parlando di un «graduale ma costante scivolamento» verso il ruolo di bersaglio delle tensioni interne alla politica verbanese.  
Parole pesanti, che non sembrano appartenere a chi lascia per una semplice divergenza amministrativa o per una singola vicenda, ma a chi ha compreso che attorno al proprio ruolo si stavano ridefinendo equilibri più politici che istituzionali.  
Ed è difficile non notare come, proprio mentre si consumava questa uscita di scena, abbiano iniziato a circolare ipotesi su nuovi assetti, nuove presidenze, nuovi incarichi e nuove compensazioni politiche.  
Da una parte il possibile approdo alla guida del Consiglio comunale di un esponente della maggioranza appartenente proprio a quel fronte che oggi alza la voce contro il sindaco Albertella; dall’altra la sensazione che, per mantenere determinati equilibri, qualcuno possa trovare collocazione in altri enti partecipati o pubblici.   

A breve si dovrà provvedere alle nomine dei revisori dei conti di Vco Trasporti, ad esempio. 
Il sospetto, insomma, è che si stia assistendo all’ennesima partita di compensazioni e pesi politici: chi contesta ottiene riconoscimenti, chi crea problemi viene rassicurato con nuove caselle, mentre chi ha mantenuto un profilo istituzionale finisce schiacciato da dinamiche più grandi.  
Eppure, per onestà intellettuale, va detto con chiarezza: non siamo mai stati indulgenti verso la gestione della presidenza De Ambrogi. In più occasioni abbiamo evidenziato criticità che ritenevamo serie e meritevoli di risposte più nette. A partire dalla gestione delle sedute online del Consiglio comunale, divenute nel tempo una consuetudine ben oltre le esigenze emergenziali legate alla pandemia. Abbiamo contestato una modalità che troppo spesso ha trasformato il Consiglio in un luogo “ibrido”, dove si vota con telecamere spente, dove qualcuno compare soltanto al momento dell’appello nominale e dove non sempre è chiaro se il consigliere stia effettivamente partecipando ai lavori o svolgendo altro. Una situazione che, nella delicata seduta del 26 marzo, ha mostrato tutte le sue contraddizioni: problemi di connessione, votazioni ripetute e cambiamenti di voto che hanno inevitabilmente alimentato dubbi politici e regolamentari. Allo stesso modo, abbiamo ritenuto legittimo sollevare interrogativi sul rispetto del regolamento comunale e sulla gestione del numero legale, perché le istituzioni si difendono anche pretendendo rigore procedurale.  
Ma proprio perché quelle critiche erano rivolte ai fatti e non alle persone, oggi riteniamo altrettanto doveroso distinguere i piani.  

Qui non sembra esserci una presidente che cade per incapacità o per errori amministrativi. 
Sembra piuttosto esserci una figura istituzionale che paga il prezzo di una fase politica in cui prevalgono trattative, bilanciamenti e necessità interne ai gruppi di potere.  
Una dinamica vecchia quanto la politica stessa, ma che continua a lasciare l’amaro in bocca quando a rimetterci sono i ruoli di garanzia.  
De Ambrogi era stata scelta all’inizio del mandato come segnale di apertura verso l’opposizione.  

Oggi quella stessa esperienza si chiude nel momento in cui gli equilibri cambiano e la “mano tesa” non serve più.  
È difficile non leggere in questa parabola il fallimento di un’idea di istituzione che dovrebbe restare autonoma rispetto alle convenienze del momento.  
La politica può certamente cambiare assetti, ridefinire maggioranze e redistribuire incarichi. Ma quando le istituzioni diventano semplicemente pedine da spostare per mantenere la pace interna, il rischio è che a perdere non sia soltanto la presidente del Consiglio comunale, ma la credibilità stessa della politica cittadina.  

Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO 

comunicato stampa