“Lascio Verbania con l’augurio che diventi la città di riferimento per tutto il lago, questa basilica funga da specchio perché possiate dire: se i nostri padri hanno fatto questo anche noi…”. Così, monsignor Franco Giulio Brambilla, s’è congedato dai fedeli e dalle autorità, civili e militari, in chiusura dell’ultima omelia della festa patronale di San Vittore, Fuor di metafora, un invito a proseguire, nelle forme e nei modi del tempo presente, nell’impegno che ha caratterizzato, nel corso dei secoli, le comunità precedenti.
“La festa di San Vittore – aveva detto in apertura della cerimonia religiosa il parroco, e vicario generale ella diocesi, monsignor Fausto Cossalter – è la festa della nostra città, una città che ci invidiano, mi piace credere, anche per la sua capacità d’accoglienza. Accoglienza che per tutti noi deve essere un impegno”.
Dopo la messa c’è stata la processione, preceduta dalla banda, da piazza San Vittore al porto dove c’è stata la benedizione del lago preceduta dal saluto in tedesco, inglese e francese di don Romano Mora, parroco emerito di Santa Lucia, Al termine, lo spettacolo di fuochi d’artificio offerto dall’amministrazione comunale.