Le tensioni in Medio Oriente tornano a pesare sull’economia reale e mettono in difficoltà il sistema produttivo piemontese. A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Piemonte, che segnala un quadro sempre più critico per le imprese artigiane, alle prese con il caro energia e l’aumento delle materie prime.
Secondo i dati dell’associazione, il 27,3% delle imprese artigiane della regione sta valutando una sospensione parziale dell’attività, mentre l’impatto complessivo dell’aumento delle bollette di luce e gas per il Piemonte è stimato in circa 879 milioni di euro.
“Siamo di fronte a una situazione molto critica – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Rispetto a due mesi fa, il costo del gas è aumentato del 48%, l’elettricità del 25% e il gasolio del 20%. Per molte aziende, soprattutto nel trasporto, il carburante pesa fino al 35% dei costi, costringendo gli imprenditori ad anticipare liquidità che spesso non hanno”.
A complicare ulteriormente lo scenario è la crisi dello stretto di Hormuz, che sta rallentando le rotte commerciali verso mercati strategici come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, con un valore di 8,6 miliardi di euro per l’export delle piccole imprese italiane.
L’impatto si estende a numerosi comparti produttivi: dalle lavorazioni energivore come vetro e ceramica, alla metalmeccanica, fino ai settori simbolo del Made in Italy come moda, legno-arredo e agroalimentare artigiano. “Si tratta di un effetto trasversale che colpisce tutto il tessuto produttivo regionale – sottolinea Felici – con intere filiere sotto pressione”.
I dati della CGIA di Mestre evidenziano come il Piemonte si collochi tra le regioni più colpite dall’aumento dei costi energetici, con un aggravio complessivo di circa 1,3 miliardi di euro nel 2026. Una parte significativa di questo peso ricade proprio sulle imprese, già messe a dura prova dalla riduzione dei margini.
“La preoccupazione è altissima – prosegue Felici –. In molti casi produrre oggi significa lavorare in perdita. Ci sono aziende che valutano di fermarsi perché è economicamente più sostenibile rispetto a continuare l’attività. Siamo di fronte a situazioni che ricordano un vero e proprio lockdown produttivo”.
Per evitare un effetto domino su occupazione e sistema economico, Confartigianato chiede un intervento immediato del Governo. Tra le proposte, misure straordinarie per contenere i costi energetici, il sostegno al credito e il ripristino di strumenti simili al “temporary framework” utilizzato durante la pandemia, per consentire alle imprese di rinegoziare i prestiti e accedere a finanziamenti agevolati.
“A pesare è un doppio squilibrio – conclude Felici –: da un lato l’aumento dei costi, dall’altro il rallentamento della domanda. Servono interventi urgenti, anche a costo di superare i vincoli comunitari. L’Italia è una nazione manifatturiera e deve difendere il proprio sistema produttivo”.