È la nuova classificazione montana, voluta dal governo Meloni e promossa dal ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli, il tema del nuovo intervento del senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, nella sua consueta rubrica sulla Stampa Diocesana Novarese. Un argomento che Borghi conosce, vista la sua passata esperienza sia come sindaco di Vogogna che - soprattutto - come presidente nazionale dell'Uncem per diciotto anni.
E per descrivere cosa sta accadendo, il parlamentare ossolano ricorre a una formula conosciuta: "La situazione è grave, ma non è seria”. Con questo celebre aforisma, il giornalista e sceneggiatore Ennio Flaiano aveva bollato una delle caratteristiche della politica italiana, quella di affrontare problemi profondi con superficialità, talvolta al limite del grottesco. Ne abbiamo avuto un esempio proprio recentemente, su un tema che tocca da vicino il futuro dei nostri territori: la classificazione dei territori montani. Dimentico delle competenze costituzionali che attribuiscono il tema alle regioni, sordo ad ogni richiamo di chi sul tema ha tentato di ricondurlo alla realtà (mi iscrivo alla categoria visto il mio intervento al Senato!), desideroso di entrare negli annali italiani come un nuovo fustigatore, il ministro Calderoli aveva fatto inserire nella nuova legge della montagna il tema di una nuova classificazione della montagna. “Elimineremo i parassiti dalla geografia”, aveva tuonato. Poi, però, vedendo che la restituzione della sua norma provocava solo reazioni, polemiche e proteste (per il Vco scomparivano dall’elenco Arizzano, Baveno, Cambiasca, Ghiffa e Vignone nonostante la loro storica appartenenza al territorio montano del Verbano), innescava la retromarcia su (quasi) tutta la linea, e si infilava dentro una babele algoritmica di criteri, interpretazioni, percentuali per uscire dal ginepraio delle polemiche e dei ricorsi”.
Il risultato, per il senatore, è paradossale: “Fingendosi di dimenticarsi che la caratteristica dei comuni montani è data da elementi fisici (montuosità) e socio-economici (montanità), che in passato aveva portato il legislatore a fare un elenco di comuni montani (3.450) e parzialmente montani (646), Calderoli si era ritrovato dentro un tunnel. Dal quale se n’è uscito, classicamente, all’italiana: e cioè con una nuova classificazione che ha aumentato il numero dei comuni montani, portandoli a 3.715!”.
Da qui poi una stoccata alla Lega: “Tutto il Vco è montano, in omaggio alla legge Delrio, che diventa il salvataggio di chi l’ha criticata, avendo creato la specificità montana del territorio. E su questo bisognerebbe, prima o poi, far partire una vera e propria "operazione verità", perchè la specificità montana del Vco è stata sancita da una legge del 2014 che venne criticata non poco da quelli che poi hanno politicamente goduto i frutti di tale scelta, e che oggi si sono lanciati in questa operazione "testa-coda". Tornando alle aree montane di casa nostra, poi, si dà vita - modello “ego te baptizo piscem” - alla trasformazione in montani dei comuni sin qui collinari del Vergante, con un meccanismo che porta il Piemonte porta ad avere oggi 558 (da 505) comuni montani. Compresi alcuni delle pianure cuneesi. Ci si voleva restringere sulle guglie, e ci si è ritrovati allargati alle spianate padane”.
“Il tutto - conclude Borghi - mentre sale l’allarme sulla chiusura degli sportelli bancari, sulla desertificazione dei servizi e sulla fragilità territoriale. E qui viene da chiedersi: ma c'era proprio bisogno di mettere in piedi tutto questo cinema per finire così, ancora una volta a tarallucci e vino, mentre non si affrontano i problemi di fondo di territori sempre più in crisi? Perché, giusto per capirsi, dei duecento milioni annunciati dalla legge, 100 se li tiene il governo e 100 andranno alla regioni. Di soldi, ai comuni, manco un cent. Perché, per l’appunto, la situazione è grave. Ma non è seria!”.














