Si è svolta nel pomeriggio in Provincia la seduta costitutiva del Tavolo tecnico incaricato di supportare la redazione del progetto di riorganizzazione della sanità del Verbano Cusio Ossola. Un passaggio che segna l’avvio ufficiale del percorso verso il nuovo assetto sanitario, con un cronoprogramma che sarà definito proprio dal gruppo di lavoro e che porterà, come annunciato, alla realizzazione del nuovo ospedale di Piedimulera e alla riconversione degli attuali presìdi.
A illustrare le linee guida del progetto è stato l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, che ha confermato come gli ospedali San Biagio di Domodossola e Castelli di Verbania non verranno abbandonati, ma saranno invece rinnovati e trasformati in strutture centrali per la medicina territoriale.
San Biagio e Castelli: “non saranno strutture fantasma”
Secondo la bozza di piano predisposta in Regione, il San Biagio e il Castelli verranno riconvertiti in presìdi a bassa intensità, con funzioni specifiche e differenziate.
Per Domodossola, Riboldi ha indicato un futuro da Casa della Comunità, con servizi fondamentali per la presa in carico dei pazienti: posti di lungodegenza, hospice, poliambulatori specialistici, diagnostica di base, punto prelievi, servizi per la cronicità, oltre a percorsi dedicati alla salute mentale. L’assessore ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di avvicinare il più possibile la fase di recupero ai luoghi di residenza: l’alta intensità sarà concentrata altrove, ma la convalescenza dovrà essere gestita vicino alle comunità.
All’interno dell’ex presidio domese potrebbero inoltre essere trasferiti alcuni servizi oggi ospitati in immobili in affitto: un’operazione che, secondo Riboldi, permetterebbe di ridurre le “locazioni passive” e trasformare quella spesa in investimenti clinici.
A Verbania, invece, il Castelli manterrà un ruolo importante nella rete dell’emergenza e dei servizi di prossimità: è prevista una Casa della Comunità, un ospedale di comunità e soprattutto un Pronto soccorso attivo 24 ore su 24, oltre alla nuova base dell’elisoccorso. Non viene esclusa anche l’introduzione di modelli innovativi di gestione, richiamando l’esperienza del Centro Ortopedico di Quadrante, indicato come esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato.
Piedimulera: presidio ospedaliero di alta specializzazione
Nel nuovo disegno, Piedimulera sarà il fulcro delle attività ad alta intensità, con un presidio ospedaliero destinato alla specializzazione. Riboldi ha ribadito che si lavorerà “per atti e dotazioni finanziarie” e che alle risorse già annunciate si aggiungeranno ulteriori fondi: i 200 milioni che il sottosegretario Alberto Preioni si era impegnato a far arrivare sul territorio nella passata legislatura, infatti, “saranno integrati da altri fondi”.
Il prossimo passaggio istituzionale è già fissato: lunedì 2 febbraio il Piano sanitario sarà presentato nella competente Commissione consiliare, che dovrà licenziarlo per l’aula di Palazzo Lascaris. Il progetto del nuovo ospedale di Piedimulera, una volta approvato dall’assemblea, potrà diventare operativo.
“Un modello atteso da 30 anni”
Riboldi ha definito il percorso come l’occasione per costruire un modello di sanità territoriale che il Vco aspetta da tempo: “Lavoreremo a un sistema in grado di ridurre notevolmente la mobilità passiva fuori Asl”. Da qui la scelta di istituire un tavolo di lavoro che riunisce ordini professionali e attori della sanità territoriale, in accordo con il presidente della Provincia e della Rappresentanza dei sindaci Giandomenico Albertella, presente alla riunione.
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Chi partecipa al tavolo tecnico
Alla prima riunione hanno preso parte anche il direttore generale dell’Asl Vco Francesco Cattel, oltre ai rappresentanti dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri del Vco, dell’Ordine delle professioni infermieristiche, dei Tecnici sanitari delle province di Novara, Vco, Biella e Vercelli e della Lega dei diritti del malato.
Cattel ha parlato di una possibilità storica per il territorio: “Abbiamo la possibilità di fare la storia del Verbano Cusio Ossola, utilizzare la bellezza del territorio come fattore d’attrazione e attirare nuove generazioni delle professioni sanitarie: questo tavolo potrà elaborare un modello innovativo”.
Soddisfazione anche da parte di Marco Gemelli, presidente della Lega dei diritti del malato: “L’ospedale era una necessità. Le persone sedute attorno a questo tavolo sono in grado di garantire concretezza al progetto”.
Per Maurizio Borzumati, presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri del Vco, il tavolo può offrire “un contributo importante all’organizzazione sanitaria” e rappresenta “un progetto di svolta” al quale la categoria darà il proprio supporto.
Anche Domenico Spanò, presidente dell’Ordine dei tecnici sanitari di Vco, Novara, Vercelli e Biella, ha evidenziato il valore dell’iniziativa: “È un’opportunità non indifferente collaborare alla realizzazione del nuovo ospedale e alla riorganizzazione della sanità territoriale”.
Per Paola Sanvito, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Novara e Vco e direttrice di Scienze infermieristiche a Verbania, il tavolo rappresenta un cambio di passo: “Supera il campanilismo delle professioni sanitarie. Gli infermieri avranno l’occasione di diventare un punto fondamentale della sanità territoriale, supportando i pazienti a domicilio”.
A chiudere l’incontro è stato Antonino Sottile, direttore Sanità della Regione: “Con questa nuova organizzazione sanitaria, i residenti del Vco non saranno più costretti a spostarsi per farsi curare”.