Resta drammatico il bilancio dell’incendio che ha devastato il bar Le Constellation a Crans-Montana nella notte di Capodanno. Quaranta persone hanno perso la vita, mentre 119 sono rimaste ferite, molte delle quali in condizioni gravissime. È quanto emerso dalla conferenza stampa tenuta dalle autorità del Canton Vallese, che hanno fatto il punto sulla tragedia e sulle attività in corso.
Il presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard, ha sottolineato come l’obiettivo prioritario resti quello di salvare vite e identificare le vittime. Ha inoltre evidenziato l’importanza della collaborazione intercantonale e internazionale, che sta permettendo il trasferimento di circa cinquanta feriti in centri specializzati europei per grandi ustionati. Una cerimonia commemorativa è stata annunciata per venerdì 9 gennaio a Crans-Montana, mentre da sabato sarà disponibile online un libro di condoglianze sul sito della Confederazione.
Sul fronte delle indagini, il comandante della polizia cantonale vallesana, Frédéric Gisler, ha confermato che l’identificazione delle vittime è la massima priorità. Dei 119 feriti, 113 sono già stati identificati: 71 svizzeri, 14 francesi, 11 italiani, oltre a cittadini serbi, bosniaci, belgi, lussemburghesi e portoghesi. Per 14 persone la nazionalità resta ancora sconosciuta. Tutte le famiglie, ha assicurato Gisler, possono contare su un accompagnamento personalizzato, giorno e notte, fino al completamento delle procedure di riconoscimento.
La procuratrice generale Béatrice Pilloud ha spiegato che il Ministero pubblico sta vagliando ogni possibile ipotesi, senza escludere alcuna pista. Le prime verifiche, supportate da video, testimonianze e rilievi tecnici, indicano che l’incendio potrebbe essere partito da candele pirotecniche o fuochi bengala posizionati sulle bottiglie di champagne, collocate troppo vicino al soffitto. Da lì si sarebbe sviluppato un incendio rapidissimo e generalizzato. Sono già stati ascoltati i gestori del locale e diversi sopravvissuti; l’inchiesta proseguirà analizzando materiali, lavori effettuati, autorizzazioni e misure di sicurezza. Non si esclude, in base agli esiti, una responsabilità penale per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose.
A descrivere la complessità delle operazioni è stato anche Pierre-Antoine Lengen, capo della polizia giudiziaria vallesana, che ha parlato di una procedura di identificazione “meticolosa e complessa”, affidata a oltre 30 specialisti impegnati senza sosta. «Sappiamo quanto l’attesa sia difficile per le famiglie», ha detto, «ma tutti lavorano giorno e notte per fornire risposte nel minor tempo possibile».
Dal punto di vista sanitario, Fredy-Michel Roten, direttore dell’Organizzazione cantonale vallesana dei soccorsi, ha confermato che numerosi feriti sono stati posti in coma farmacologico e che è stata attivata una rete di supporto psicologico per pazienti, familiari e operatori. Il direttore generale dell’Ospedale del Vallese, Eric Bonvin, ha spiegato che il sistema ospedaliero ha retto all’urto dell’emergenza: 55 feriti gravi sono stati accolti nelle strutture della Svizzera romanda vallesana, mentre 28 pazienti sono stati trasferiti in altri ospedali svizzeri o all’estero.