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Politica | 18 dicembre 2025, 17:23

Montagna, Borghi (Italia Viva): “Una legge sbagliata che tradisce territori e Regioni”

Il senatore attacca la nuova classificazione montana: “Competenza delle Regioni, non dello Stato. Così si riducono i fondi e si torna all’assistenzialismo”.

Montagna, Borghi (Italia Viva): “Una legge sbagliata che tradisce territori e Regioni”

È “la naturale conseguenza di scelte sbagliate compiute allora” quanto sta emergendo in queste ore sulla nuova classificazione delle aree montane. A dirlo è il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, che rivendica di aver sollevato il problema fin dall’inizio, prima in Commissione e poi in Aula, in una posizione che definisce di “splendida solitudine”.

“Mi stupisco di chi oggi si stupisce – afferma Borghi – perché il tema dell’errore assoluto di questa legge era stato posto con chiarezza durante l’iter parlamentare, senza che nessuno ci ascoltasse”.

Secondo il senatore, il primo nodo è istituzionale e costituzionale:
“La classificazione montana è una competenza residuale delle Regioni, non dello Stato. Lo dicono chiaramente le sentenze della Corte Costituzionale”, sottolinea Borghi, attaccando il ministro Calderoli. “Con una mano parla di autonomia differenziata, con l’altra esercita un centralismo statalista romano”.

Il secondo errore, spiega Borghi, è di metodo e di visione culturale.
“Esistono la montuosità e la montanità: la prima riguarda le scienze fisiche, la seconda le scienze sociali. Vanno tenute insieme”, chiarisce. “La Costituzione, all’articolo 44, non tutela gli stambecchi ma le comunità che vivono e lavorano in montagna. Ridurre tutto a quote e altimetria significa condannare questi territori a un’idea assistenzialista e marginale”.

Italia Viva, ricorda Borghi, è stata l’unica forza politica a votare contro il provvedimento al Senato, polemizzando anche con le altre opposizioni. “Si sono lasciati abbacinare, mentre noi avvertivamo che si stava andando verso un baratro”, afferma. Solo successivamente, alla Camera, Pd e Movimento 5 Stelle hanno cambiato posizione votando contro.

Borghi evidenzia inoltre come, per la prima volta, una legge sulla montagna non sia frutto di un lavoro bipartisan:
“Le grandi leggi del passato – dalla 991 del 1952 alla 97 del 1994 – nascevano da un confronto parlamentare ampio. Questa, invece, è stata approvata a spallate, chiudendo alle opposizioni”.

C’è poi il tema delle risorse economiche, che secondo il senatore viene raccontato in modo fuorviante.
“Non è vero che i 200 milioni stanziati andranno tutti ai territori montani”, denuncia Borghi. “Metà di quel fondo servirà a finanziare iniziative del Governo. È una sorta di Robin Hood al contrario: si tolgono risorse ai territori per darle allo Stato”.

Il risultato, conclude, è semplice:
“Si riduce la platea dei beneficiari perché si riducono i fondi destinati ai territori. Così l’equazione per il Governo torna, ma le montagne restano intrappolate in un limbo di mancette, elemosine e prebende”.

Borghi lancia infine un appello alle Regioni:
“Se davvero ritengono questo provvedimento lesivo delle loro prerogative, ricorrano alla Corte Costituzionale. Sarebbe una sentenza praticamente già scritta”. Un passo che, secondo il senatore, potrebbe ristabilire un principio fondamentale: quello di uno sviluppo della montagna fondato su autonomia, fiscalità differenziata e reale valorizzazione dei territori, non su un ritorno al passato.

Redazione

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