A distanza di due mesi esatti da quella domenica di maggio in cui la cabina numero 3 della funivia Stresa Mottarone precipitò, trascinando con sé le vite di 14 persone, il procedimento giudiziario per accertare le responsabilità di quanto accaduto entra nella fase decisiva. Prende il via infatti giovedì l'incidente probatorio, che servirà a “cristallizzare" come prove inserite nel fascicolo processuale le risultanze di una serie di accertamenti tecnici.
La prima udienza, fissata per le 11, sarà ospitata nell'auditorium “Ravasio” della sede della Provincia del Verbano Cusio Ossola, a Fondotoce. Nessuna aula del tribunale di Verbania sarebbe stata in grado di accogliere le parti coinvolte: le dodici persone fisiche indagate (tra cui l'unico tuttora in condizioni di privazione della libertà personale, Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia, che si trova ai domiciliari) e le due società pure indagate, la Ferrovie del Mottarone che gestiva l'impianto e la Leitner di Vipiteno che ne curava la manutenzione. E poi i 48 familiari e parenti delle vittime e dell'unico sopravvissuto, il piccolo Eitan, tutti presenti come parti lese.
Agli indagati vengono contestati i reati di omicidio colposo e lesioni colpose; le due società, poi, rispondono anche amministrativamente per omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Ai dodici indagati è, inoltre, contestato il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. A Gabriele Tadini, pure il reato di falso.
Punto nodale delle perizie è l'accertamento delle ragioni per cui la cosiddetta fune traente della funivia si sia spezzata. Le indagini intanto proseguono, approfondendo in particolare il contenuto dei dispositivi informatici (computer e telefonini) sequestrati dai carabinieri.